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CHIUSURA DELLE PARTITE IVA INATTIVE CON SANZIONE RIDOTTA

L’art. 23, commi 22 e 23, D.L. n. 98/2011 (c.d. Manovra correttiva), convertito dalla legge n. 111/2011, dispone la cancellazione d’ufficio delle partite IVA inattive da tre anni prevedendo anche una sanatoria per l’ipotesi di mancata dichiarazione di cessazione attività, che, come indicato nella Relazione illustrativa del decreto e nella circolare n. 41/E/2011, è volta a ricondurre il numero delle partite IVA a quelle effettivamente in attività, anche al fine di incrementare le attività di prevenzione e repressione dei fenomeni di frode in materia di IVA nazionale e comunitaria.

 

In particolare, il comma 22 ha inserito il comma 15-quinquies all’art. 35, D.P.R. n. 633/1972, stabilendo che l’attribuzione del numero di partita IVA è revocata d’ufficio qualora per tre annualità consecutive il titolare:

- non abbia esercitato l’attività d’impresa o di arti e professioni ovvero,

- se obbligato alla presentazione della dichiarazione annuale in materia di IVA, non abbia adempiuto a tale obbligo.

Il provvedimento di revoca è impugnabile davanti le Commissioni tributarie.

Al medesimo scopo, inoltre, partendo dal presupposto che l’esistenza di una partita IVA non utilizzata significa implicitamente che il titolare della stessa ha cessato l’attività senza presentare all’Agenzia delle Entrate la dichiarazione di cessazione dell’attività entro i successivi 30 giorni (come invece previsto dall’art. 35, D.P.R. n. 633/1972), l’art. 23, comma 23, D.L. n. 98/2011 ha invece introdotto una sanatoria per i titolari di partita IVA che, sebbene obbligati, non abbiano tempestivamente presentato la dichiarazione di cessazione attività. Quest’ultima disposizione ha inteso agevolare l’adempimento spontaneo dei contribuenti, i quali devono versare entro il 4 ottobre 2011 (90 giorni dalla data di entrata in vigore del D.L. n.98/2011), una sanzione pari a 129 euro.

Regolarizzazione dal parte del contribuente

Il contribuente che ha omesso di presentare la dichiarazione di fine attività può scegliere di sanare la propria situazione applicando l’art. 23, comma 23, D.L. n.98/2011, ossia versando l’importo di 129 euro (sanzione minima di 516 euro, ridotta ad ¼ ai sensi dell’art. 5, comma 6, D.Lgs. n. 471/1997) fino al 4 ottobre 2011 a condizione che la violazione non sia già stata oggetto di un atto di contestazione da parte dell’Ufficio portato a conoscenza del contribuente.Per fruire dell’agevolazione è necessario che il contribuente non abbia esercitato attività di impresa o di arti e professioni e non abbia effettuato alcuna operazione nei periodi d’imposta successivi all’anno di effettiva cessazione dell’attività.

Come specificato dall’Agenzia delle Entrate nella risoluzione n. 72/E/2011, per detto versamento va utilizzato il modello F24 - Versamenti con elementi identificativi riportando:

- nella sezione “Contribuente” i dati anagrafici e il codice fiscale del soggetto versante;

- nella sezione “Erario ed altro”: nel campo “tipo” il codice R (regolarizzazione); nel campo “elementi identificativi” il numero di partita IVA da cessare; nel campo “codice” il codice tributo 8110; nel campo “anno di riferimento” l’anno di cessazione dell’attività nel formato “AAAA”; nel campo “importi a debito versati” la somma dovuta pari a 129 euro.

La regolarizzazione può essere utilizzata a prescindere dall’anno in cui si è verificata la cessazione dell’attività; tuttavia, si segnala che, se dall’omessa presentazione della dichiarazione di fine attività è trascorso meno di un anno, potrebbe risultare più conveniente utilizzare il ravvedimento operoso che consente di sanare la violazione con il versamento della sanzione ridotta a 1/10 del minimo pari a 51,60 euro (per le violazioni commesse fino al 31 gennaio 2011) o 1/8 del minimo pari a 64,50 euro (per le violazioni commesse dal 1° febbraio 2011).

Regolarizzazione della sanatoria

Al fine della regolarizzazione della sanatoria, risulta sufficiente effettuare il versamento di 129 euro e tale interpretazione trova conferma nel comunicato stampa dell’Agenzia delle Entrate del 11 luglio 2011 e nella risoluzione n. 93/E , nella quale è specificato che “… i dati dei pagamenti effettuati con il modello F24 Elementi identificativi (sia che vengano effettuati in modo telematico, sia presso banche o uffici postali) vengono acquisiti nel sistema informativo dell’Anagrafe Tributaria. Non è richiesta, la presentazione della dichiarazione di cessazione attività con il modello AA7/10  o AA9/10  in quanto l’effettuazione del versamento con il modello F24 - Elementi identificativi sostituisce la presentazione della dichiarazione di cui all’art. 35 del D.P.R. n. 633/1972.”

In presenza delle condizioni richieste per la fruizione dell’agevolazione, secondo quanto stabilito dalla risoluzione n. 93/E/2011, con il versamento della sanzione sono sanate anche le irregolarità derivanti dalla mancata presentazione delle dichiarazioni IVA, nonché delle dichiarazioni dei redditi limitatamente ai redditi di impresa e di lavoro autonomo, con importi pari a zero, in relazione ai periodi successivi all’anno di effettiva cessazione dell’attività.

Chiusura da parte dell’ufficio

In caso di inattività o mancata presentazione della dichiarazione annuale IVA per un triennio, a partire dal 5 ottobre 2011, l’Agenzia delle Entrate provvede alla cancellazione d’ufficio della partita IVA irrogando nel contempo una sanzione da 516 a 2.065 euro (art. 5, comma 6, D.Lgs. n. 471/1997).

Con riferimento ai contribuenti che hanno cessato l’attività da oltre 5 anni, si potrebbe ipotizzare che l’Ufficio proceda alla chiusura della partita IVA senza applicazione di alcuna sanzione considerato il decorso dei termini per l’attività di accertamento da parte dell’Amministrazione finanziaria

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