Spesometro: per le omesse o infedeli comunicazioni sanzioni fino a € 2065,00 PDF Stampa E-mail

L' art. 21 del D.L. n. 78/2010, convertito dalla legge n. 122/2010 sancisce che “per l'omissione delle comunicazioni, ovvero per la loro effettuazione con dati incompleti o non veritieri si applica la sanzione di cui all'articolo 11 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471”.

 

L’art. 21 del D.L. n. 78/2010 rinvia genericamente al citato art. 11, senza ulteriori specificazioni, per cui potrebbe sorgere il dubbio se la sanzione applicabile alle violazioni concernenti l’obbligo di comunicazione telematica delle operazioni rilevanti ai fini IVA sia:

a) quella prevista dal comma 1, lettera a), per la “omissione di ogni comunicazione prescritta dalla legge tributaria anche se non richiesta dagli uffici o dalla Guardia di finanza al contribuente o a terzi nell'esercizio dei poteri di verifica ed accertamento in materia di imposte dirette e di imposta sul valore aggiunto o invio di tali comunicazioni con dati incompleti o non veritieri”, per la quale è prevista la sanzione da 258 a 2.065 euro, a prescindere dal numero dei dati incompleti o non veritieri;

b) quella prevista dal comma 4, per l'omessa presentazione degli elenchi INTRASTAT ovvero la loro incompleta, inesatta o irregolare compilazione, per la quale è prevista la sanzione da 516 a 1.032 euro , “ridotta alla metà in caso di presentazione nel termine di trenta giorni dalla richiesta inviata dagli uffici” abilitati a ricevere l’elenco o incaricati del suo controllo. La norma, peraltro, stabilisce la inapplicabilità della sanzione “se i dati mancanti o inesatti vengono integrati o corretti anche a seguito di richiesta”.

L’Agenzia delle Entrate ha optato per la prima soluzione (cfr. circolare n. 4/E del 15 febbraio 2011, par. 4), precisando espressamente che “l’omissione o l’incompleta trasmissione dei dati richiesti determina l’applicazione della sanzione amministrativa di cui all’articolo 11 del D.Lgs. n. 471 del 1997 (da un minimo di 258 euro ad un massimo di 2.065 euro)”, eliminando così la possibilità di sanare le eventuali violazioni senza conseguenze sanzionatorie, nel caso di integrazione o correzione degli elenchi anche a seguito di richiesta dell’Ufficio.

Resta, ovviamente, impregiudicata la possibilità di regolarizzare le eventuali violazioni avvalendosi delle norme sul ravvedimento (art. 13, D.Lgs. n. 472/1997).

La sanzione da 258 a 2.065 euro trova quindi applicazione sia in caso di omessa trasmissione telematica delle operazioni rilevanti ai fini IVA (di importo non inferiore a 3.000 o 3.600 euro) sia nel caso di incompletezza degli elenchi; in questo secondo caso, la sanzione sarà unica a prescindere al numero delle irregolarità o delle omissioni, sebbene l’Ufficio terrà conto delle infrazioni per graduare la sanzione tra il minimo ed il massimo previste dalla norma, secondo i criteri fissati dall’art. 7 del D.Lgs. n. 472/1997.

Considerato l’importo relativamente esiguo del minimo della sanzione (258 euro) - che, sotto certi profili, depotenzia l’effetto deterrente della stessa, posta a presidio di un obbligo cui l’Agenzia delle Entrate affida molte speranze per il contrasto dell’evasione fiscale (sarebbe, quindi, stato preferibile prevedere una sanzione più corposa) - occorre tenere presente che:

1) in caso di ricorso al ravvedimento, nei tempi e modi previsti dall’art. 13, D.Lgs. n. 472/1997, la violazione si regolarizza versando la sanzione ridotta a 1/8 del minimo (pari a 32 euro);

2) in caso di definizione agevolata (art. 16, comma 3 o 17, comma 2, D.Lgs. n. 472/1997), la sanzione è ridotta a 1/3 di quella irrogata; pertanto, nel caso in cui sia irrogata la sanzione in misura minima, la violazione potrà essere definita con il pagamento di 86 euro mentre nell’ipotesi in cui sia irrogata la sanzione in misura massima, con il pagamento di 688 euro

 
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